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Gli stili della danza


GLI STILI DELLA DANZA

Il termine “Raqs Sharqi” significa Danza Orientale e rappresenta la danza classica, popolare e tradizionale dell’Egitto. Le sue radici sono antichissime e viene praticata ancor oggi, concepita come divertimento sociale, all’interno della famiglia o in occasioni particolari quali i matrimoni, le feste etc..

Stile di danza raffinato ed elegante, si distingue in tre diversi filoni:

SHA’ABI, BALADI e SHARQI

 

SHA’ABI

Come dice il nome si tratta di uno stile popolare, proveniente dalle campagne, piú semplice. É una categoria molto ampia che comprende danze regionali diverse, che peró condividono un linguaggio espressivo simile derivante dall’unificazione arabo musulmana GAWAZEE (di origini zingare) e FELLAHI (di origini contadine).  

             

Comunicativo, allegro e vivace, molto legato alla terra, lo SHA'ABI trova la massima espressione nel Saidi, danza originaria dell'Alto Egitto. Questo genere è stato particolarmente rivalutato negli ultimi anni in cui tutto ció che è “popolare”, sta ricevendo sostegno anche dal governo egiziano, in seguito a un revival del sentimento di identitá nazionale. Tant’è che vi sono anche state esecuzioni di musica sha’abi alla Cairo Opera Hause, da sempre sede esclusiva per l’esecuzione di balletti e concerti di stampo occidentale.

 

BALADI

La musica e lo stile BALADI sono stati paragonati al soul e al rhythm & blues originati nei ghetti neri americani per origine sociale. Si tratta di una forma di raqs sharqi cittadina di formazione piuttosto recente. All’inizio del secolo, sotto il dominio inglese, si assiste a un fenomeno di urbanizzazione. L’apporto della popolazione rurale fornisce nuovi stimoli alla musica e alla danza che si esplicitano nel baladi. É lo stile più interessante dal punto di vista della ricerca, perchè è quello di formazione più recente. Dal punto di vista musicale la sintesi è stata operata accostando strumenti tradizionali come il duff (tamburello a cornice), il nay e la tablah a strumenti “importati” dalla musica occidentale: tastiera, fisarmonica, sax e tromba. 

        

Da ciò nacque il TAXIM BALADI. Verso gli anni trenta questa forma venne consolidata nel repertorio ASHRA BALADI, struttura divisa in dieci parti che consiste in variazioni su un tema compiute dai diversi strumenti a turno.

 

SHARQI - Classico

É considerato come lo stile Egiziano "classico". Raffinato, espressivo e sensuale, racchiude in se l'evoluzione degli stili precedentemente illustrati.

La morbida gestualità di mani e braccia, l'espressività del volto, la ritmica sinuosa dei movimenti del busto e del bacino accompagniati da una serie complessa ed elegante di passi, rendono questo stile il più espressivo e travolgente. Elegante come lo stile che rappresenta, il costume da indossare è assai raffinato.

 

 

 

DANZE PARTICOLARI

 

RAQS AL SHAMA’DAN (LA DANZA DEL CANDELABRO)

Nella danza del candelabro (introdotta per la prima volta nel 1920 dalla leggendaria danzatrice Shafia al-Coptia), la danzatrice si esibisce tenendo in equilibrio sulla testa un grande candelabro, pesante e decorato con candele accese.
In Egitto, fin dall’antichità, esiste l’usanza di accendere candele intorno ad una statuina di terracotta per celebrare il sebú (il settimo giorno dopo la nascita). Le uniche testimonianze di statuine ritrovate ci fanno pensare che le danzatrici imitassero il candelabro stesso, indossando vestiti con intelaiature metalliche per fissare le candele.

                                          

Illuminate e danzanti, le ballerine smettevano solo quando le candele erano in prossimità dei loro vestiti, distanziati dal corpo grazie ad alcuni cuscini sistemati sotto le gonne che avevano anche la funzione di accentuare il movimento dei fianchi.

Oggi giorno, questa danza viene proposta in occasione delle celebrazioni matrimoniali. La danzatrice precede gli sposi per "illuminare il loro camino". Viene usato il ritmo ZAFFA (processione matrimoniale).

 

ÌELAYA LEF

La danza della melaya (scialle nero) è una danza folcloristica originaria della regione di Alessandria. L’abbigliamento è composto da una gallabiyya - abito lungo tradizionale, mandil - un fazzoletto con ponpon che è sistemato sulla testa e la melaya. Con grande abilità la danzatrice riesce ad avviluppare intorno al corpo il “grande tessuto nero” eseguendo diverse varianti che a volte mettono in evidenza i movimenti del bacino e a volte quello delle braccia e dei passi mentre le mani trattengono la melaya.

                                  

 

DANZA DEL VELO di piu....

Secondo W. Buonaventura “quando vogliamo indicare che qualcosa viene spiegato per la prima volta, diciamo che viene svelato o che viene fatto cadere un velo ...

La metafora ha radici che risalgono fino a Iside, suprema divinità femminile dell’Egitto il cui culto sopravvisse anche durante la cristianità: "Io sono tutto ciò che è stato, che è, e che sarà, e nessun mortale ha mai sollevato il mio velo”.
Il velo che viene utilizzato in questa danza è pressappoco delle stesse dimensione della melaya (lunghezza mt. 2.50 - altezza mt. 1.20) ma molto più leggero. La danzatrice può farlo roteare, può tenerlo sospeso in aria con ondulazioni delle braccia imitando le onde del mare, può lanciarlo verso l’alto per poi farlo posare adagio sul viso come una carezza, può nascondere o svelare parti del corpo durante movimenti sinuosi che seguono il TAQSIM, accentuando la sensualità e il mistero della danza stessa.

 

RAQS AL SAYF , SWORD DANCE – “DANZA DELLA SPADA”

Aneddoto:
Anticamente le donne venivano comprate o rapite come bottino di guerra e portate dentro i Palazzi dei “Ricchi Signori”. Non tutte si adattavano alla situazione di schiave (alcune facevano lavori domestici, altre si esibivano con danze e canti) e lo dimostravano in un modo molto singolare.

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Durante l’esibizione afferravano le spade dei guardiani presenti e le sistemavano in equilibrio sopra la testa. Continuavano a ballare impavide, con movimenti delicati e sinuosi, esprimendo il concetto: «tu, che controlli la mia vita, tenendo la spada sulla mia testa, non potrai mai possedere la mia anima!»

 

RAQS Al ASAYA – SAIDI – “DANZA DEL BASTONE”

Il SAIDI è, per antonomasia, la danza folkloristica!!!
Questo termine identifica la zona geografica dell’alto Egitto situata tra le città di Gizeh ed Edfu da dove ha origine questa danza. Lo stesso termine viene dato al suo ritmo in 4/4... inconfondibile!

La danza Sai’di deriva da un’antica arte marziale chiamata Tahtib. Il Tahtib è un bastone di bambù (che dà il nome a questa lotta) con un manico a forma di ‘L’  che ne permette la velocissima rotazione; da fermo, invece, lo si tiene dietro alla schiena in posizione verticale.

 

É interessante sapere che lo stesso tipo di lotta veniva eseguita anche in India, in Corea, in Cina, in Giappone, in quasi tutto l’Estremo Oriente e, perfino, dagli indiani d’America.
La sua misura dipendeva da come veniva eseguita la lotta: se a piedi, era lungo 3 mt. circa, se a cavallo o su cammello raggiungeva anche i 6 mt.

 

Anticamente il tahtib veniva usato come danza propiziatoria in vista di importanti battaglie, permettendo, agli uomini che la eseguivano, di dimostrare la loro forza, abilità e coraggio.

Nascono quindi due versioni di danza con il bastone (chiamato ‘assaya’):

                                  

Tahtib che viene sempre eseguita da due uomini a ritmo di musica sai’di;

 

Raks Assaya ballato da più persone, sia uomini che donne, che evidenziano così un modo più giocoso ed acrobatico di usare il bastone.
Tale  bastone è più corto del tahtib (ca 1 mt) ed inoltre può essere sia ricurvo ad una delle estremità, sia dritto.

Eseguita ai giorni nostri, questa danza, mantiene la sua prerogativa grintosa attraverso la riproduzione di alcuni elementi bellici originari (ad es. la rotazione e lo sbattere per terra del bastone da parte della danzatrice); viene inoltre valorizzato l’aspetto acrobatico del bastone stesso, non è insolito utilizzarne due contemporaneamente.
Allo stesso tempo, se ballato dalle donne, viene arricchita di grazia ed allegria enfatizzando la contrapposizione del bastone, simbolo da sempre dell’universo maschile, alla morbidezza e sinuosità femminile.

Tutti i suoi movimenti dimostrano il radicamento alla terra, basilare per queste forme di danze folkloristiche. Infatti i suoi passi vengono eseguiti sfruttando al massimo la forza gravitazionale e con i piedi ben aderenti al terreno, oppure con il tallone leggermente sollevato da terra.
Caratteristici sono i saltini di questa danza eseguiti in modo da scaricare verso il basso l’energia del corpo, dimostrando che è impossibile staccarsi dalla “madre terra”.

 

DABKE

La Dabke o Dabka è una danza di gruppo che si svolge nei paesi Arabi in manifestazioni popolari o in qualsiasi altra occasione di festeggiamento.
Il termine Dabke significa battere la terra con i piedi. Secondo un’opinione diffusa tra gli arabi, tale danza sarebbe derivata dal battere la terra, o pestare il fango con il quale viene costruita la casa di mattoni crudi nei villagi dei contadini. Dopo la fatica della costruzione impastando il fango con i propri piedi, la gente si riuniva in uno spiazzo, vicino alla casa, per festeggiare il fatto con movimenti tipici che manifestavano la gioia del lavoro compiuto.
La caratteristica della Dabke consiste nel movimento di un gruppo di persone organizzate, disposte in fila o a semicerchio, che battono la terra con i piedi, dondolandosi e spostandosi con passi ritmici, a destra e a sinistra, avanti e indietro.

                                         

Per spostarsi nello spazio vengono utilizzati vari tipi di passi e saltelli. I saltelli, che sono eseguiti dagli uomini, a volte, per l’eccessivo entusiasmo e per la voglia di dimostrare vigoria in presenza di donne, prendono forma di salti esibizionistici.
Quando la danza è eseguita solo da uomini assume un tono vigoroso e forte, quando invece è eseguita insieme con le donne ha movimenti morbidi e delicati.
Strumenti musicali a fiato e a percussioni accompagnano la danza; in alcune zone rurali, viene spesso praticata seguendo solo il ritmo dei piedi battuti in terra, i battiti delle mani e la voce umana.
Per quanto riguarda il costume della danza, spesso viene usato quello caratteristico di ciascuna zona, e in linea generale, si tratta o della gallabya tipica araba, come è d’uso in Giordania, Arabia, Iraq, in parte Siria, oppure del pantalone alla turca serwal, con una gallabya ricamata sopra una camicia, come è d’uso in Libano e in parte della Siria. Attualmente, si può anche vedere la danza Dabke eseguita nelle piazze delle grandi città arabe, dove i danzatori si vestono con abiti moderni all’occidentale.
Oggi la Dabke è praticata nelle feste nazionali, nei matrimoni, nelle feste di circoncisione e in quelle tradizionali.

                                                                                                                   Il testo é tratto dal sito di SALUA





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