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La musica araba


 La Musica araba

Parlando di "Musica Araba" si deve intendere che ci si stà riferendo non solo a quella in uso, geograficamente parlando, presso gli abitanti della penisola Arabica, ma bensì la musica cantata, suonata, ascoltata e capita da tutti coloro la cui lingua madre è l'arabo o uno dei suoi dialetti, indipendentemente dalla religione, dall'etnia e dal luogo di residenza.

 La nascita della musica araba viene storicamente datata intorno al settimo e ottavo secolo d.C. Prima dell'avvento dell'Islam, che portò l'arte musicale verso la sua massima espressione, erano già presenti nell'area della penisola Arabica, molte comunità che avevano sia autonomamente sia grazie alle influenze della vicina cultura mesopotamica, sviluppato una propria linea musicale.

La storia della musica e del canto arabi hanno un esordio tutto al femminile. Infatti, dalla lettura della poesia preislamica vaniamo a sapere che la vita musicale era concentrata sulla figura della qayna, una cantrice che si accompagnava con uno strumento musicale. Ella cantava proprio quella produzione poetica che, arrivata sino a noi, ci ha dato modo di conoscerla.

La classe delle qaynat formava un ramo del diffusissimo commercio di schiave che si svolgeva nei mercati arabi delle città più importanti, come Medina e Mecca, dove le cantrici si erano presto stabilite per le numerose possibilità di contatto con delegazioni straniere e gente di commercio. I piccoli re i nobili o i signori ospitavano nel proprio palazzo un gran numero di qaynat, le quali avevano il compito di rallegrare il padrone e i suoi famigliari. Lo strumento musicale delle qaynat più spesso ricordato nella poetica della jahiliyya, il periodo preislamico, è l' oud, strumento a corde simile all'odierno liuto a manico corto.   

                           

Con l'avvento e la diffusione dell'islam si ebbe una rapida evoluzione della musica araba verso strutture più ricercate e raffinate. Infatti, attraverso le conquiste avvenute sotto la bandiera verde, gli arabi divennero bruscamente i signori delle grandi città appartenenti alle più antiche civiltà, entrando cosi in contatto con forme d'arte musicale che avevano già raggiunto un alto grado di perfezione.

Gli schiavi uomini e donne, che avevano il compito di allietare le corti di signori e governanti, sono stati i protagonisti principali di tale elaborazione. Essi infatti, che fossero persiani, greci, siriani o alessandrini, hanno introdotto nell'arte musicale araba le pratiche musicali dei loro paesi d'origine adattando melodie e strumenti alla lingua e al gusto degli arabi e dando cosi origine ad una musica sempre più elaborata e sempre più distante dal rudimentale canto dei nomadi.

Ma il dubbio morale che l'islam getta sulla musica farà si che questa sia praticata soprattutto dalla classe degli schiavi e degli stranieri provenienti dai paesi vicini. Ecco perché i primi cantanti e compositori che gettarono le basi del linguaggio artistico musicale arabo in epoca islamica furono principalmente di origine persiana siriana o africana.
 
Qualsiasi fossero le opinioni dei teologi o dei governanti del regno arabo nelle varie epoche successive all'inizio dell'islam esse non impedirono che canto e musica continuassero ad essere praticati o coltivati. Gli arabi della regione dello Hijaz, particolarmente nella capitale Medina, conducevano una vita musicale vivace, considerando il canto un'arte professionale e descrivendolo con una terminologia fino ad allora sconosciuta.
 
A tali influssi precoci, cosi come all'influsso della musica turca durante il lungo periodo dell'egemonia dell'impero ottomano, sono dovute tutte quelle caratteristiche comuni che fanno della musica araba, persiana e turca tre espressioni di una stessa estetica musicale, che privilegia la melodia e quindi il canto e l'improvvisazione. E regine del canto orientale sono da sempre le donne, seducenti interpreti della malia delle parole, maestre nell'arte del tarab.
                                         

                          

Il tarab non è una melodia o un genere musicale bensi l'interpretazione musicale di un testo, la quale genera nell'ascoltatore quasi un rapimento estatico ..è ciò che potremmo chiamare il "sublime" del canto..... l'incanto della parola cantata! Naturalmente, perché il fenomeno del Tarab possa aver luogo è necessario che l'ascoltatore capisca il significato del testo poetico che viene cantato: il Tarab consiste proprio nella perfetta interpretazione musicale di un testo dal tema coinvolgente. Gli arabi distinguono la figura del cantante (mughanni) da quella dell'interprete (mutrib): il primo è colui che esegue con la voce una melodia, il secondo è in grado, attraverso una sviluppata tecnica interpretativa e una grande sensibilità artistica, di generare il rapimento nell'estasi del tarab. Il verbo "tariba", da cui deriva il termine tarab, significa "essere commosso da gioia o da dolore", "provare emozioni di piacere o di dolore", "andare in estasi, essere incantato, turbato, agitato, scosso", ed è quindi legato a quell'arte di modulare la voce su di un testo poetico che incanta e rapisce l'ascoltatore in grado di intenderlo.

 

Il periodo indicato "età d'oro" per la musica, le arti e le lettere trova con la dominazione degli Abbasidi (750-847) il suo massimo splendore superando anche il precedente periodo del califfato degli Omayyadi (661-750). Questo periodo, così ricco e florido durò sino all' inizio del XVI secolo quando Siria ed Iraq furono assoggettate dalla dominazione Turca.

Il repertorio dei musicisti e dei cantanti era formato da brani vocali o strumentali tradizionali appresi da vecchi maestri. Non era usato materiale didattico scritto, come libri e note; lo studio era basato sull'apprendimento dalla viva voce del maestro. In questo periodo comincia a delinearsi la frattura della musica araba in tre grandi scuole corrispondenti alle tre grandi zone del mondo arabo.

- la scuola magrebina ( Marocco, Algeria, Tunisia, Libia )
- la scuola siro - egiziana ( Egitto, Palestina, Giordania, Libano e Siria )
- la scuola irachena ( Iraq, Arabia Saudita, Bahrein, E.A.U., Kuwait, Qatar,Oman e, con particolari caratteristiche, Yemen ).

Nonostante queste diversificazioni, la musica araba costituisce una tradizione forte e specifica, lo studio della quale rivela due punti essenziali: unità sovranazionale e arricchimento costante da parte delle varie tradizioni locali.
L'unità sovranazionale di quest'arte, elaborata partendo dalle varie tradizioni
pre-islamiche, si è realizzata grazie al contributo spirituale dell'Islam e linguistico dell'arabo.

                                   

         

                                    

Il sistema musicale arabo è  rappresentato, per quanto riguarda l’organizzazione delle altezze dei suoni, in modo empirico: le note altro non sono che i suoni prodotti dalla pressione delle dita sul manico del liuto.

Di tradizione orale la musica araba fa parte della grande famiglia delle musiche "modali".
Si basa sul concetto di "MAQAM" ( "luogo", "il luogo dove si sta", cioè l'ambito entro il quale si muove la composizione ), che designa sia la scala modale e le sue caratteristiche che le reazioni emotive che esse possono suscitare nell'ascoltatore.
Le scale modali, dette "maqamat", sono formate da sette note e suddivise in 24 intervalli di 1/4 di tono ciascuno dando così la possibilità al musicista di utilizzare distanze tra le note, oltre che di un semitono, anche di 1/4 e 3/4 di tono.
Tali scale modali eptafoniche sono più di 70 e ogni nota all'interno della scala stessa ha un nome che non si ripete all'ottava. Di fatto, essendo sufficiente un ambito di due ottave per eseguire la musica araba tradizionale, i teorici hanno contrassegnato con un nome soltanto i 48 suoni delle due ottave.
"Ogni "maqam" costituisce un'entità modale che si muove in un universo melodico-ritmico, le cui strutture interne sia di spazio che di tempo obbediscono ad una serie di leggi consacrate dalla tradizione, dal gusto e dalle inflessioni dialettali e fonetiche proprie al genio di ogni gruppo sociale".

Il sistema tonale arabo non è temperato, ovvero, gli intervalli tra le note non sono sempre tutti uguali ma la loro ampiezza varia secondo il modo usato e secondo la sensibilità e il gusto dell'esecutore.

Manca anche il concetto di ARMONIA: si tratta di una musica che produce solo una linea melodica per volta con accompagnamento ritmico e quando due o più strumenti (melodici) suonano insieme, eseguono la stessa melodia all'unisono o a distanza di un'ottava.  

                

La musica araba ha un andamento che potremmo definire "orizzontale": non esiste la dimensione verticale di coordinazione tra le diverse voci o strumenti. Il tempo scorre senza un concetto di sviluppo : non si deve arrivare a qualcosa; piuttosto la melodia stessa dilata il tempo colorendolo di fioriture, ricami e abbellimenti che orbitano intorno alle note di una semplice melodia, mentre il musicista, improvvisando, si lascia trasportare dalla propria emotività.

Altra caratteristica intrinsecamente legata alla tradizione musicale araba, quindi, è l'improvvisazione vocale e strumentale, che viene spesso eseguita sia come introduzione al brano con l'intento di esplorare il "maqam" e svelarne gli aspetti emotivi sia durante il brano stesso diventandone parte integrante.
Essendo ogni pezzo pensato in un certo "maqam", il musicista per improvvisare deve conoscere perfettamente tutte le caratteristiche della scala, i suoi contenuti emotivi e i frammenti melodici tramandati dalla tradizione orale e composti dal suo maestro, da altri maestri o da egli stesso.

Solitamente i brani musicali sono basati su un ritmo temporale detto wazn (peso), che serve da supporto metrico per la melodia. Ogni brano musicale è identificato da un suo wazn, naturalmente più è lungo meno è facile riconoscerlo.

La musica colta tradizionale araba è caratterizzata dalla tradizione orale. Si tratta di una musica che produce solo una linea melodica alla volta; quando due o più strumenti suonano contemporaneamente, suonano la stessa melodia un'ottava sopra o un'ottava sotto o all'unisono. In generale nella musica colta troviamo grandi forme o suite di vari pezzi costruiti su una precisa norma da cui prendono il nome. Le esecuzioni di questo repertorio musicale sono piuttosto lunghe. Esse possono superare le due ore o più. Ci sono variazioni sensibili nei tempi d'esecuzione poiché grande importanza ha il fenomeno dell'improvvisazione nella musica araba, che dipende a sua volta dallo stato d'animo dei musicisti, e della reazione del pubblico.

La musica araba si presenta per ciò come un fluire di omofonie e fraseggi, privo di architetture sonore e di strutturazioni, che riflette il mutevole, l’indefinito, il vero spirito nomade per il quale ogni momento è a sé stante e del quale uno dei tratti più affascinanti è determinato dal contrasto tra melodia e ritmo.
Vi si aggiunge un’elaborata concezione di quest’ultimo, che costituisce l’unico elemento di coesione che intesse le diverse parti musicali, diversamente combinabili tra di loro e che assume anche il ruolo particolare e sconosciuto alla tradizione occidentale di decorazione ed abbellimento alla stessa melodia.





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